Funnel, Messy Middle, cluster WIM, principi di Cialdini, generazioni: i cinque concetti che descrivono il pubblico, il mercato e le sue decisioni. Se vuoi fare impresa, non puoi tenere tutto in testa…

Funnel, Messy Middle, cluster WIM, principi di Cialdini, generazioni: i cinque concetti che descrivono il pubblico, il mercato e le sue decisioni.
Questa è la frase con cui abbiamo aperto il primo dei due webinar di marketing e comunicazione del 2026. Non è uno slogan, è una posizione di metodo. La gran parte degli operatori della Private Events Industry italiana è composta da micro-imprese o ditte individuali — il dato emerge nitidamente dall'Osservatorio WIM Insights — e questo significa una cosa molto pratica: energia, attenzione e risorse sono finite. Vanno concentrate, non disperse.
Da qui nasce questa serie di tre articoli, che costituisce la traduzione editoriale di un percorso più ampio di formazione professionale. Tre articoli che corrispondono alle tre macro-aree di una buona disciplina di marketing: i Concetti che spiegano come funziona il mercato, gli Strumenti per agire su di esso, il Processo per mettere a sistema entrambi.
In questo primo articolo guardiamo il paesaggio. Capire come si comporta il pubblico, a quali modelli di business si appartiene, quali leve psicologiche influenzano le decisioni di acquisto, attraverso quali lenti generazionali leggere tutto questo. È il livello più astratto della serie, ma è anche quello che determina se gli strumenti e i processi che applicheremo nei prossimi due articoli funzioneranno o resteranno gesti scollegati.
Tutto il percorso, dai concetti agli strumenti al processo, ruota intorno a cinque domande che ogni impresa del nostro settore dovrebbe sapersi fare. Chi decide davvero, nella scelta di un wedding planner, di una location, di un fotografo? Come si informa, oggi, questo pubblico? Quali errori fanno aziende altrimenti competenti, e li rendono invisibili al mercato che vorrebbero raggiungere? Chi entra effettivamente nel processo decisionale, e in quale momento? E infine — come si costruisce una comunicazione integrata che tenga insieme tutto questo?
Per rispondere a queste domande, partiamo dal modello concettuale che da quasi un secolo descrive il comportamento decisionale dei consumatori: il funnel.
L'idea del funnel è di una semplicità disarmante. Un imbuto in cui sopra, nella parte larga, entra un grande numero di persone potenzialmente interessate; sotto, nella parte stretta, escono pochi clienti che effettivamente acquistano. La funzione del funnel è descrivere il viaggio di un potenziale cliente dal momento in cui scopre di esistere fino al momento in cui prende una decisione di acquisto.
Su questa logica si sono sedimentate, in oltre un secolo di letteratura di marketing, tre versioni dello stesso modello. Conoscerle tutte è utile perché ognuna mette a fuoco un aspetto diverso del percorso, ed è probabile che, leggendo articoli o ascoltando consulenti, vi imbattiate in tutte e tre.
La prima versione si chiama AIDA, acronimo di Attrazione, Interesse, Desiderio, Azione. Parte dall'attrazione — l'attenzione iniziale del potenziale acquirente — e prosegue verso l'interesse (informazioni rilevanti), il desiderio (lo switch da "mi piace" a "lo voglio") e infine l'azione (la conversione vera e propria).
C'è una distinzione che pochi colgono al primo passaggio e che vale la pena rendere esplicita: ricevere tanti like su una foto della propria location significa riprova sociale, non desiderio. Il like è la fase dell'interesse. Il desiderio è qualcosa di più — è il momento in cui qualcuno passa da "questa cosa mi piace" a "questa cosa la voglio per il mio matrimonio". Sono fasi distinte, e confonderle porta a leggere male i propri risultati di marketing.
La seconda versione si chiama Awareness, Consideration, Conversion, Retention — talvolta tradotta come Consapevolezza, Considerazione, Conversione, Fidelizzazione. La differenza principale rispetto ad AIDA è l'aggiunta della quarta fase: cosa succede dopo l'acquisto. Nel mondo degli eventi privati questa è una fase due volte cruciale, perché si divide a sua volta in due momenti. Il primo è ovvio: dalla firma del contratto fino all'evento c'è un percorso di mantenimento del rapporto. Il secondo è meno ovvio, ed è quello del post-evento, ovvero di tutto ciò che un cliente soddisfatto può diventare per il vostro brand: una recensione, un set fotografico, un video, un passaparola dentro la sua community. Questo patrimonio relazionale è quasi sempre sottoutilizzato.
La terza versione è la più operativa, e suona TOFU-MOFU-BOFU: Top of the Funnel, Middle of the Funnel, Bottom of the Funnel. La parte alta dell'imbuto, in cui molti contatti hanno bassa intenzione di acquisto; quella media, in cui meno persone iniziano a valutare seriamente; quella bassa, in cui pochi contatti sono pronti a decidere. È la versione preferita da chi lavora sui contenuti, perché aiuta a calibrare il tipo di contenuto giusto per ogni fase: contenuti larghi e introduttivi in alto, contenuti specialistici e comparativi al centro, contenuti decisionali — prezzi, testimonianze, garanzie — in fondo.
Tre acronimi, una stessa logica. Una metafora alternativa che a noi piace, perché restituisce la natura bidirezionale del processo, è quella del megafono: l'azienda parla in avanti a un'audience il più ampia possibile, e quella audience, una volta toccata, risponde restringendosi progressivamente verso la conversione. Non un imbuto passivo in cui la forza di gravità trascina i contatti verso il basso, ma un cono in cui qualcuno deve compiere uno sforzo per arrivare fino a noi. I clienti veri sono quelli che vincono quella gravità.
Tutto bellissimo, in teoria. Nella realtà, le persone non si comportano in modo ordinato. Una sposa non passa serenamente dall'attrazione all'interesse al desiderio all'azione, attraversando le fasi nell'ordine in cui i manuali le hanno disposte. Una sposa esplora, valuta, riconsidera, torna indietro, esce dal funnel, rientra, cambia idea due volte, alla fine sceglie. Questo è il quotidiano del nostro settore, soprattutto nel wedding e in qualsiasi celebrazione caricata emotivamente.
Google ne ha preso atto formalmente nel 2020, in una ricerca che ha denominato il fenomeno con un'espressione abbastanza eloquente: il Messy Middle, il disordinato centro del funnel. La conclusione dello studio è che la fase di valutazione che intercorre tra l'esposizione iniziale (il trigger) e l'acquisto vero e proprio non è lineare ma è una ricca alberatura di stimoli in cui esplorazione e valutazione si rincorrono in cicli ripetuti.
La conseguenza pratica per chi fa marketing è importante e va detta chiaramente. L'obiettivo di un bravo comunicatore non è dominare l'esplorazione e la valutazione del cliente. Non potete permettervi di essere presenti in ogni singolo punto di contatto che una coppia attraverserà tra il momento del fidanzamento e il momento della firma del contratto — sarebbe uno sforzo economico e organizzativo insostenibile per qualsiasi azienda della filiera, e per le micro-imprese del nostro settore è strutturalmente impossibile.
L'obiettivo è invece avvicinarsi quanto più possibile al trigger. Non disperdere energie nel centro del funnel, ma intercettare il prima possibile lo stimolo che attiva il viaggio decisionale, in modo da accorciare il funnel stesso. Più il cliente vi incontra vicino al trigger, meno fase esplorativa dovrà attraversare, e più alta sarà la probabilità di conversione.
Cosa significa, concretamente, avvicinarsi al trigger? Significa essere presenti — sui canali giusti, con i contenuti giusti, nei momenti giusti — dove e quando una coppia inizia a pensare al matrimonio. Significa farsi trovare nei primi punti di ricerca, in particolare per quanto riguarda la destinazione e la location, che per il mercato internazionale sono molto spesso i primi termini di ricerca. Significa costruire una reputazione che vi posizioni naturalmente nelle conversazioni che precedono la decisione conscia di organizzare l'evento.
Non c'è da scoraggiarsi nello scoprire che la realtà è un gran casino rispetto ai modelli teorici. I modelli servono. Servono per scomporre i ragionamenti, per affrontare un problema alla volta, per dare un ordine ai pensieri quando la realtà è caotica. La consapevolezza che il pubblico si muove in modo disordinato non delegittima i modelli — semplicemente impedisce di applicarli con rigidità. Si usano come una bussola, non come una mappa stradale.
Una delle cose che il funnel da solo non dice è chi sono effettivamente le persone, e le aziende, che lo percorrono. Per anni il marketing degli eventi ha trattato il mercato come un insieme indistinto di "coppie" o di "aziende del settore", e ha pagato cara questa indistinzione con campagne di comunicazione che parlavano a tutti e non arrivavano a nessuno.
L'Osservatorio WIM Insights, in collaborazione con il DISAG dell'Università di Siena, ha lavorato negli ultimi anni a una clusterizzazione del mercato attraverso un'analisi statistica k-means su un campione di oltre seicento imprese. Il risultato sono quattro cluster — quattro modelli di business distinti che descrivono come si sta sul mercato degli eventi privati. Li abbiamo chiamati Artigiano del Lusso, Impresa Digitale, Professionista Affidabile, Operatore Reattivo.
L'Artigiano del Lusso ha come driver di posizionamento lo status, la legacy, l'idea di élite. Il valore della firma. Lavora tipicamente con clientela High Net Worth, con matrimoni internazionali, in destination. La sua promessa è quella dell'evento irripetibile, su misura, riservato — e la riservatezza è una proposta di valore crescente in un mondo in cui la pubblicità del dettaglio diventa per molti clienti facoltosi un fastidio. Si differenzia attraverso la conoscenza profonda dei territori, l'accesso a un network di vendor esclusivi, la discrezione, una rete commerciale costruita in decenni.
L'Impresa Digitale ha come driver la scalabilità, l'innovazione, la replicabilità. È un'impresa più strutturata, che per stare in piedi deve assorbire flussi di domanda più ampi, e che quindi non si focalizza solo sulla fascia super-alta del mercato. Lavora spesso in aree urbane, dove la frequenza del lavoro tra corporate e private è più costante durante l'anno. La sua promessa è fatta di processi chiari, contenuti curati, trasparenza — elementi sempre più apprezzati da clienti Millennial e Gen Z. Si differenzia con una comunicazione di alto livello, con la scalabilità del prodotto, con standard qualitativi codificati.
Il Professionista Affidabile ha come driver la relazione, la reputazione, la coerenza nel tempo. È spesso un'azienda di territorio, con un radicamento profondo nella propria area geografica, con una clientela che torna e che porta nuovi contatti attraverso il passaparola. La sua promessa è la presenza costante, l'esperienza, la sicurezza che le cose vadano nel modo giusto.
L'Operatore Reattivo ha come driver l'agilità, l'opportunità, la risposta veloce. È spesso una partita IVA o un piccolo studio, che lavora con flessibilità su una pluralità di richieste, intercetta domanda in tempi rapidi, è disposto a costruire offerte specifiche al volo. Senza l'Operatore Reattivo — molti fotografi, il mondo del beauty, hair stylist e make-up artist, certe figure tecniche — il settore non avrebbe la capacità produttiva che ha. Sono operatori essenziali, non residuali.
Ci sono due punti che vale la pena sottolineare con forza, perché nelle conversazioni con la community emerge spesso un fraintendimento.
Il primo: i cluster non sono categorie merceologiche. Un Artigiano del Lusso può essere un planner, un catering, un fiorista, un fotografo. Lo stesso vale per gli altri tre cluster. Non c'è coincidenza fra categoria di servizio e modello di business. Si parla del modo in cui state sul mercato, non di cosa vendete.
Il secondo: nessuno dei quattro cluster è superiore agli altri. Sono quattro modi diversi di stare sul mercato degli eventi privati, ognuno con i propri vantaggi competitivi e con i propri vincoli strutturali. Un singolo evento, di norma, coinvolge professionisti appartenenti a cluster diversi: un planner Artigiano del Lusso può lavorare con un Operatore Reattivo sul make-up e con un Professionista Affidabile sul catering. È il sistema nel suo insieme che produce la celebrazione finale.
Approfondiamo ciascun cluster in articoli dedicati, già disponibili su Insights Plus, dove troverete anche le indicazioni strategiche specifiche per ogni modello di business.
Una volta capito come si muove il pubblico (funnel + Messy Middle) e a chi si rivolge il nostro lavoro (cluster), resta una domanda fondamentale: cosa porta una persona a dire di sì? Cosa attiva, nel momento decisivo, la conversione?
Robert Cialdini, psicologo sociale americano, ha pubblicato nel 1984 quello che è di fatto il testo di riferimento sull'argomento: Influence: The Psychology of Persuasion (in italiano Le armi della persuasione — il sottotitolo, che in genere viene meno citato, è significativo: "Come e perché si finisce per dire di sì"). Nel 2016, con il libro Pre-suasion, ha aggiunto un settimo principio al catalogo. Sono leve psicologiche universali — non hanno a che fare con il settore degli eventi nello specifico, valgono sempre, e Cialdini le ha verificate sperimentalmente in ambiti che vanno dalla politica al commercio al diritto.
Sono sette. Per il nostro mestiere ne segnaliamo tre con applicazione particolarmente diretta — più altre tre che vanno presentate brevemente perché sarebbe un errore di metodo trascurarle, e infine la settima del 2016.
La riprova sociale. È il principio per cui le persone, in situazione di incertezza, fanno quello che vedono fare agli altri. Nel mercato degli eventi privati è una leva dominante. Una sposa che entra in studio mostrando lo scroll delle fotografie che ha selezionato sui social per pensare il proprio matrimonio — design, intrattenimento, food and beverage — sta facendo riprova sociale: sta dicendo "voglio fare quello che vedo fare". Nel digitale, ogni foto di un evento pubblicata su Instagram genera un effetto cascata sulle coppie successive che vogliono ripetere quella stessa esperienza nella stessa location. La singola immagine ben costruita è marketing involontario per il fornitore: la coppia che fotografa il proprio matrimonio in una determinata location è, di fatto, una commerciale non pagata di quella location. Curate la fotografia, curate la storia, curate il ricordo che resta agli altri.
L'autorità. Diamo credito a chi è competente o riconosciuto. Un wedding planner citato su una testata di settore di riferimento, premiato a un award internazionale o intervenuto come relatore a una conferenza specializzata acquisisce, automaticamente, un'autorità che riverbera sul suo posizionamento commerciale. È il driver naturale dell'Artigiano del Lusso, ma vale per chiunque costruisca posizionamento attraverso visibilità autorevole. Importante: l'autorità si costruisce con i contesti in cui si appare, non solo con quello che si dice. La copertina di una rivista patinata e l'invito a parlare a una conferenza accademica fanno lo stesso lavoro psicologico, anche se attraversano canali completamente diversi. Importante anche un'altra cosa: l'autorità non è solo facciata. In molti casi è — fortunatamente — il frutto di anni di lavoro corretto e di reputazione meritata. Le due cose collimano, e quando collimano si parla a pieno titolo di autorevolezza.
La simpatia. Compriamo, spesso senza rendercene conto, da chi ci piace. È un principio sottovalutato perché suona troppo umano per essere efficace come tecnica di marketing, e invece Cialdini lo ha testato sperimentalmente su candidati politici, professionisti, venditori — in tutti i contesti l'effetto è significativo. Nel nostro settore è probabilmente la leva decisiva del primo incontro. Il cliente sceglie il fornitore con cui si è sentito a proprio agio nel primo contatto, spesso prima ancora che la trattativa entri nei dettagli economici. Tono di voce, postura, qualità dell'ascolto, capacità di lasciare parlare l'interlocutore — Cialdini sottolinea che simpatico è soprattutto chi sa ascoltare, non chi sa parlare — tutto questo è già marketing. Il primo incontro non è la fase commerciale che precede il marketing; è la fase di marketing che precede il commerciale.
Tre altri principi, da non trascurare. La reciprocità: tendiamo a restituire ciò che riceviamo, e una consulenza iniziale gratuita di valore reale attiva una restituzione anche commerciale (con buon senso: la reciprocità non si forza, si offre). La coerenza: vogliamo essere allineati con le scelte che abbiamo già preso, ed è per questo che un brief firmato all'inizio del percorso è uno strumento commerciale, non solo un documento di lavoro. La scarsità — di questa parliamo a parte perché nel nostro settore non è una tecnica, è una condizione strutturale.
E infatti la scarsità merita due righe in più. Nel marketing tradizionale, la scarsità è quasi sempre artificiale: l'offerta "valida solo per le prossime 48 ore", lo "sconto fino a esaurimento", il "ultimi tre posti disponibili" costruito ad arte. Nel marketing degli eventi privati la scarsità è strutturale. Una data esiste una sola volta — il sabato 15 giugno 2027 c'è un solo 15 giugno 2027. Una location di prestigio ha forse dodici weekend buoni l'anno. Un fotografo di livello prende venti, forse trenta matrimoni l'anno. La scarsità non è una leva da costruire: è una proprietà del mercato. Questa è probabilmente una delle ragioni per cui le quotazioni del nostro settore sono cresciute in modo significativo negli ultimi vent'anni: aumento della domanda contro un'offerta strutturalmente limitata produce inevitabilmente apprezzamento dei prezzi.
L'ultimo principio, aggiunto da Cialdini nel 2016, è quello dell'unità. Il punto qui non è "questa persona è simile a noi" — quella è la simpatia. È invece "questa persona è una di noi". Identità condivise — famiglia, gruppo, comunità, destino comune — attivano una persuasione molto più forte della semplice somiglianza. In un settore come il nostro, in cui la community di operatori riconosce sé stessa come industria attraverso eventi, formazione, network, l'unità è la leva con cui si costruisce nel tempo la solidità di un brand all'interno della propria categoria professionale. È anche una delle ragioni per cui WIM esiste come progetto.
Tutto quello che abbiamo visto finora — funnel, Messy Middle, cluster, principi di persuasione — andrebbe sempre attraversato da un'ultima lente: quella generazionale. Persone nate in momenti storici diversi hanno avuto a disposizione mezzi diversi nelle fasi formative della loro vita digitale, e questi mezzi sono diventati per loro preferenziali. Conoscere quali canali sono preferenziali per quale generazione cambia in modo significativo l'efficacia di una campagna.
Le datazioni vengono dalla letteratura standard di Pew Research. I Boomers, nati tra il 1946 e il 1964, hanno una preferenza per i mezzi che hanno conosciuto nella loro maturità professionale: stampa, eventi fisici, televisione, posta elettronica. Privilegiano contenuti distesi — articoli, interviste, testimonianze — e si fidano dei riferimenti istituzionali. Per il nostro mercato sono spesso i decision maker delle famiglie che pagano gli eventi delle nuove generazioni.
La Generazione X, nata tra il 1965 e il 1980, ha vissuto la transizione: i primi computer, poi Internet, poi i social network arrivati nella loro età adulta. Privilegia Google come motore primario di ricerca, Facebook come spazio sociale stabilizzato, l'email come canale relazionale. Preferisce articoli lunghi, video documentari, recensioni — è la generazione del confronto qualità-prezzo informato.
I Millennials, nati tra il 1981 e il 1996, sono cresciuti con Internet ma sono diventati adulti con Instagram (lanciato nel 2010, comprato da Facebook nel 2012). Il loro canale preferenziale è il visual sociale: Instagram per ispirazione, Google per ricerca approfondita, LinkedIn per relazioni professionali. Cercano Reel, fotografia molto curata, Storie. Per il mercato wedding e celebration sono oggi i protagonisti della committenza: hanno tra i ventotto e i quarantacinque anni.
La Gen Z — talvolta chiamata anche Centennials — è nata tra il 1997 e il 2012. È social-native: non ricorda un mondo senza smartphone. I suoi canali preferenziali sono TikTok, Instagram, YouTube. Privilegia micro-video, contenuti dietro le quinte, autenticità percepita, velocità. È la generazione che inizia adesso a entrare nel mercato wedding con la propria committenza diretta, e che già da qualche anno è protagonista di altri tipi di eventi privati — compleanni, eventi corporate giovani, milestone celebrations.
La Gen Alpha, nata dal 2013 in avanti, è ancora pre-mercato per il nostro settore. Va osservata, non agita ancora.
Due chiarimenti importanti per evitare letture meccaniche di questi cluster generazionali. Primo: le datazioni sono indicative. Una persona nata nel 1995 è anagraficamente Millennial ma può avere comportamenti digitali da Gen Z, e viceversa. Secondo: la preferenzialità di un canale per una generazione non esclude che altri contenuti funzionino su quella stessa generazione. Le recensioni Google, per esempio, hanno valenza anche per Gen Z e Millennials, anche se non sono il loro contenuto preferenziale, perché attivano la riprova sociale — e perché i motori AI come Gemini ormai pescano direttamente da quelle recensioni nelle risposte all'utente.
La lente generazionale è uno strumento di calibrazione, non un classificatore.
Cosa abbiamo messo in mano al lettore con questi cinque capitoli concettuali? La struttura del pensiero che precede ogni intervento di comunicazione efficace. Sappiamo come si comporta il pubblico (funnel + Messy Middle), sappiamo a quale segmento del nostro mercato stiamo parlando (cluster), sappiamo quali leve psicologiche attivano la conversione (Cialdini), sappiamo attraverso quale lente generazionale modulare il messaggio.
Quello che non abbiamo ancora sono gli strumenti operativi. Quali contenuti produrre, attraverso quali canali distribuirli, come decidere se vale la pena investire energia e budget in una determinata azione di comunicazione. È il tema del secondo articolo di questa serie.
Questo contenuto è riservato. Accedi alla nostra piattaforma per leggere l'articolo completo.
Prosegui su WIM for ProThis content is for members only. Log in to our platform to read the full article.
Proceed to WIM for ProContenuti esclusivi, community e accesso anticipato agli eventi — tutto in un unico posto.
WIM For PRO · Where Ideas Meet
Sei già un
Digital Wimmer?
Forum, directory e networking tra i professionisti del settore
Report esclusivi, WIM Survey e contenuti editoriali riservati
Accesso anticipato a tutte le tappe Tour, Talks e WIM Event
WIM For PRO · Where Ideas Meet
Are you already aDigital Wimmer?
Forums, directories, and networking among industry professionals
Exclusive reports, WIM Surveys, and exclusive editorial content
Early access to all Tour, Talks, and WIM Event sessions
Tutti i dettagli relativi ai vantaggi delle membership e al pricing dell’evento sono disponibili nel kit evento. Per qualsiasi necessità, assistenza o richiesta di approfondimento, puoi contattarci in qualsiasi momento scrivendo a info@wimforevents.com