Se volete capire perché il settore degli eventi privati non esiste nelle statistiche ufficiali, la risposta è nascosta in tre lettere e due numeri: codice ATECO. L'ATECO è la classificazione delle…

Se volete capire perché il settore degli eventi privati non esiste nelle statistiche ufficiali, la risposta è nascosta in tre lettere e due numeri: codice ATECO. L'ATECO è la classificazione delle attività economiche utilizzata dall'ISTAT per categorizzare le imprese italiane. È lo strumento attraverso cui lo Stato legge l'economia. Il problema è che questo strumento è stato progettato per settori con confini netti — l'industria manifatturiera, il commercio al dettaglio, l'agricoltura. Non per un ecosistema come quello degli eventi privati, che per sua natura attraversa trasversalmente decine di categorie. Il risultato: il settore degli eventi privati è presente in oltre 55 codici ATECO differenti. E poiché non esiste un codice "eventi privati", non esiste nei sistemi statistici come comparto unitario.
Prima di capire perché questa frammentazione è un problema, è utile rendersi conto di quanto sia vasta la filiera che contribuisce alla realizzazione di un evento privato. Il WIMSurvey25 e il rapporto dell'Università di Siena identificano 25 macro-aree di specializzazione che compongono la filiera degli eventi privati italiani. Non si tratta di categorie astratte — sono 25 famiglie di professioni, ciascuna con le proprie competenze, i propri mercati di riferimento, le proprie dinamiche di pricing e i propri modelli di business.
Queste 25 aree includono: organizzazione e regia dell'evento, destination management, wedding planning, location management (dimore storiche, ville, resort, borghi), food & beverage e catering di alta gamma, floral design e allestimento, fotografia professionale, produzione video e cinematografica, audio-video e service tecnico, intrattenimento e performing arts, fashion e styling, hair & make-up, trasporti e logistica di lusso, hospitality e guest management, beauty services, legal e consulenza contrattuale, comunicazione e PR dell'evento, digital content e social media management, sostenibilità e gestione ambientale degli eventi, technology e event management software, security e gestione della sicurezza, decorazione e scenografia, floral & furniture rental, spiritual & celebrant services, e servizi di traduzione e mediazione culturale.
Ognuna di queste aree è un settore in sé. Ognuna ha i propri player, i propri standard, i propri trend. Ma tutte, nel momento in cui viene organizzato un evento, convergono verso un unico obiettivo: consegnare un'esperienza coerente, personalizzata e memorabile al cliente.
Immaginate di voler capire il fatturato del settore degli eventi privati italiani attraverso i dati ISTAT. Dovreste sommare frazioni di fatturato provenienti dal codice 56.10 (ristorazione), dal 74.20 (attività fotografiche), dal 79.12 (organizzatori di convegni), dal 90.01 (rappresentazioni artistiche), dal 90.02 (supporto alle rappresentazioni artistiche), dal 64.99 (altri servizi finanziari), e così via per 55 voci diverse. Non esiste nessun sistema statistico che faccia questa aggregazione. Non esiste nessun dataset che dica "ecco quanto vale il settore degli eventi privati in Italia". Ogni componente della filiera viene contata nella propria categoria, che condivide con centinaia di altre imprese che non hanno niente a che fare con gli eventi. Questo non è un dettaglio tecnico. È la radice di un problema molto concreto: senza dati aggregati, il settore non può essere rappresentato. Non può accedere a fondi europei dedicati. Non può negoziare con le istituzioni. Non può costruire credibilità verso gli investitori internazionali.
Se i codici ATECO non catturano l'unità del settore, cosa la cattura?
L'Università di Siena offre una risposta molto precisa: ciò che unifica la filiera degli eventi privati non è la tipologia di servizio offerto, ma il prodotto finale consegnato. Tutti questi attori eterogenei — il catering e il fotografo, il floral designer e il service audio — concorrono alla realizzazione di un singolo prodotto: l'evento. Un prodotto che non esiste prima del momento in cui viene vissuto, che non può essere standardizzato né replicato, e il cui valore è nella capacità di integrare tutte queste componenti in un'esperienza coerente. Questa è la logica che il WIMSurvey25 ha cercato di catturare: non "in quale ATECO lavori?" ma "sei parte della filiera che produce eventi privati?". E la risposta affermativa di 617 imprese, distribuite su 55+ codici ATECO, è la prima dimostrazione empirica che questa filiera esiste come sistema — anche se le statistiche ufficiali non la vedono ancora.
La consapevolezza della propria appartenenza a una filiera trasversale — e non solo alla propria categoria professionale — ha implicazioni strategiche concrete.
La prima è di posizionamento: un floral designer che si percepisce come parte di una filiera da 18-20 miliardi comunica e si valuta diversamente da un floral designer che si vede semplicemente come "artigiano del fiore". Il contesto cambia la narrazione. E la narrazione cambia i prezzi.
La seconda è di networking: comprendere la filiera permette di costruire alleanze strategiche con attori complementari. Il wedding planner e la dimora storica non sono in competizione — sono partner naturali nella creazione di un prodotto comune. Il catering e il floral designer condividono clienti e standard, e possono costruire ecosistemi di riferimento reciproco.
La terza è di rappresentanza: solo operatori che si percepiscono come parte di un sistema unitario possono costruire una voce comune verso le istituzioni. E solo con una voce comune si può cambiare la narrazione pubblica — e legislativa — del settore.
55 codici ATECO sono un problema classificatorio. Una sola filiera è la risposta strategica. E la risposta inizia dal riconoscersi come sistema.
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